9 - 12 FEBBRAIO 2017
FIERA DI VERONA
  • Parner-tecnico-arca
 
  • Logo-piemmeti
  • Logo-veronafiere
  • It
  • En
  • De
       06 Settembre 2016
  • Legno&Edilizia 2017: l'endorsment del prof. Franco Laner

     

    Legno & Progetto

    di Franco Laner

    Fin dall'inizio - 2001 - ho collaborato all’avventura di Legno&Edilizia di Fiere Verona e Piemmeti.

    Ogni edizione è stata caratterizzata da un impegnativo confronto sui contenuti legati allo sviluppo della conoscenza del legno, all’attenzione per l’innovazione e soprattutto – detto senza presunzione – a precedere o affermare tendenze che stavano maturando.

    La X edizione di L&E del prossimo febbraio 2017 mi suggerisce l’impegno volto a superare l’evidente discrasia fra produzione di elementi, prodotti e componenti lignei, molto performanti e innovativi, rispetto alle conoscenze medie dei progettisti e trovare pratiche virtuose affinché il mondo del progetto meglio si interfacci con l’industria del legno.

    Mi spiego meglio. Ricordo, giovane studente e poi progettista, come fino agli anni settanta si potesse suggerire ai produttori di diversi materiali l’eventualità di prestazioni aggiuntive, non solo formali o d’aspetto, ma anche nuove caratteristiche fisico-meccaniche necessarie per applicazioni di frontiera.

    L’apparizione sul mercato di nuovi prodotti era il frutto della collaborazione progettisti-industria.

    Oggi i nuovi materiali sono esclusivamente frutto di ricerca industriale che propone al mercato e ai progettisti nuovi concetti di prodotto. Anzi i progettisti conoscono appena una piccola percentuale dell’offerta dei possibili prodotti a base di legno. Non conoscendoli, non li impiegano.

    Il legno, così come la natura ce lo offre, massiccio, trova nicchie di estimatori, tradizionali e contemporanei, specie per impieghi edilizi piccoli e medi. Il legno, ricavato direttamente dal tronco, pur con caratteristiche certificate, è relegato ad ambiti sempre più elitari, a conoscitori raffinati e per impieghi di pregio, dove il legno può naturalmente esplicare le sue più esclusive ed eleganti caratteristiche, tessitura, venatura, tagli, finiture, colori e sfumature proprie di ogni specie legnosa.

    Per la maggior parte degli impieghi, specie staticamente impegnativi, il legno massiccio però ha lasciato il passo al legno ricomposto.

    Si è affermata una nuova “filosofia”. Il legno viene “negato”, ridotto in piccole dimensioni, tavole, fogli, listelli, schegge, lane, fibre e chip e ricomposto con collanti e particolari tecnologie, per ottenere nuovi profili, con caratteristiche mirate, costanza di prestazioni, controlli di processo e prodotti finiti con requisiti certificati. Capostipite di questa concezione di negazione e ricomposizione del legno è stato senza dubbio il lamellare e prodotti similari come il bilam, trilam, parallam, microlam…) fino ai recenti pannelli strutturali di tavole incrociate, assemblate con colle, connettori di acciaio o legno (Xlam).

    Proprio il settore dei pannelli, anche di notevoli dimensioni, risentono dell’innovazione industriale e variegate tecnologie per il loro assemblaggio, posa e finitura con altri materiali.

    Il mercato offre una vastissima varietà di tipologie a base di legno, sconosciute alla gran parte dei progettisti che ahimé! – mi si passi l’immagine – è come suonare uno Steinway con due dita!

    Non c’è solo una grande innovazione di prodotto, ma anche di tecnologie di lavorazione del legno, grazie ai sofisticati ambienti di lavoro con macchine a controllo numerico. Tali veloci e precise lavorazioni stanno rivoluzionando la posa in opera (quasi un kit di montaggio) tale che anche un non specialista carpentiere è in grado di assemblare opere complesse visto il facile montaggio. Questa tecnologia non solo permette facilità e velocità di montaggio, ma permette anche un nuovo approccio al progetto col legno perché sono possibili disegni prima impensabili con le lavorazioni tradizionali.

    Anche le norme sono sufficientemente aggiornate: si aspetta il nuovo Testo unico per le costruzioni (sono passati 8-9 anni dall’emanazione dell’ultimo D.M. che legittimava il legno come materiale strutturale) e comunque il loro carattere prestazionale consente ottimi margini per il progetto col legno.

    Allora dove stanno gli ostacoli per un avanzato impiego del legno e derivati? Sicuramente il ritardo è amputabile all’insegnamento: in pochissime facoltà si insegna a progettare, calcolare e costruire col legno (meno di 5). Meglio gli istituti tecnici che da alcuni anni hanno aperto sezioni per costruire sostenibile e col legno.

    La contrarietà che va superata è dunque l’insufficienza progettuale di opere dove il legno venga usato con le sue caratteristiche e vocazioni e non come surrogato di altri materiali, componenti, sistemi.

    Non basta che il legno esibisca le sue peculiarità prestazionali, da quelle estetiche, tessiture e venature, colore e calore, sfumature, ma anche tradizione, resistenza, bellezza: in una parola, cultura.  Occorre che il progetto esalti le tante virtù del legno: se non si conoscono, il progetto si impoverisce.

    Temo che l’industria dovrà assumersi l’onere di questa supplenza e già lo sta facendo perché la gran parte dei progettisti si affida agli uffici tecnici delle aziende del legno, a cui però poco interessa la qualità del progetto, preferendo il già visto e sperimentato.

    Mi auguro tuttavia che la Scuola inserisca programmi di insegnamento sulla progettazione col legno, specie a livello universitario. C’è infatti bisogno di progetto e qualità costruttiva.

  • Banner
  • Le_scuola_del_legno_veneto
  • Banner_booking
  • Wbp-477 Image003
  • 377x190
  • Dd-377x377

iscriviti alla newsletter

Registrati alla nostra Newsletter e ricevi informazioni periodiche da legnoeedilizia